Commenti alle opere
divinafollia 2007

 
 
 

Bruno Amore 

Giubilato Elicotterista Arma CC pensionato a corrente alternata rispetto all'umore.
-lettore appassionato dell'umanesimo in generale - da poco poesie -autodidatta senza indirizzo specifico - curioso insoddisfatto.
randagio mentale tra interessi ed esperienze, studi pochi, letture molte, vita: complessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

9

Baccanale.

Pesta pure nel tino
l’acino rosso passione
che sgorghi dalla polpa viva
l’inebriante dolce succo
come dal cuore mio il sangue
ad ogni tuo cenno d’amore

Lo rifiutasti ma t’inebrierà
in altra guisa de’ baci e carezze
la melica sensuale
del mio canto malinconico
ti stordirà come effluvio
di quel vino rubino
che ingollerai nei convivi con lui.

Sicché ebbra d’ambrosia
di giravolte danze e allegrezza
non potrai sapere chi ti prese
dolcemente e furiosamente anche
conobbe il tuo giardino fatato
ti bagnò il seno di lacrime salate.


 

 

 

 

 

 

 

8

 

Eppure t'amo  


Quando con passione me lo vesti
di rosate umide interiorità e
con le cosce lisci intorno
i miei fianchi portando i tuoi
sull'onda ritmata del respiro
guardi e penetri i miei occhi chiusi
che guidano in volo i miei sensi
Sento un odio soave per la schiavitù
che mi imponi con la tua carne
un livore feroce per la tua mente
che non ti fa precombere.
Eppure t'amo.
 

 

 

 

 

 

 

 

7

 

 

 

 



 La bella rosa


Quella rosa bianca che m'hai mandato
rorida e dal profumo di nostalgia
non scioglie l'infula che m'ha accecato.
M'hai furato ti sei portata via
l'ardore l'amore che t'avevo dato
qui non rimane che malinconia.
Non sanguina è deliquio insensato
è mancanza è desiderio d'averti mia
e la benda custodisce la poca luce
che necessita un cuore tormentato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6

 

 



Spesso


Spesso, sovente.

Arcani alieni in questa vita
di terra cosparsa d'acqua e aria
insufflata di senso ancor più misterioso
le meningi attanaglia e via ci porta
di dolore malinconico a gioia soave.
Eppur non torna mai qual fu
il bello sentire e neppure il tristo dì
altro s'incarica di farsi percepire
filtrando nelle debolezze nelle rughe
nell'anima
e la psiche forte o minata
liscerà il margine dell'esistenza
delle nuove scaglie indurite
da tutta questa vita che scorre
addosso
spesso sovente indifferentemente.


 

 

 

 

 

 

5

 

 

 

Alle medie

Intriso d'inchiostro nero
quel pennino a guglia
lo misi in bocca
col mio pensiero fisso
di scriver a te di te
che non mi davi ascolto.
Amaro fiele acidulo
sulle labbra e la lingua
il colore si sparse tutto
ai miei singulti e versi
ti prese il riso laddove
sempre avevi duro il muso.
Seppur da buffo
avevo aperto l'uscio
e mentre verso il bagno
me ne andavo fiero
rimuginavo in cuor
l'ho trafitta invero.

 

 

 

 

4

 

 

Prima di andare


Prima di andare
vorrei sfondare il timpano
dell'universo con un urlo
lancinante demenziale
ciiiii sonoooooo
e poi nascondermi al solito
dietro allo specchio vita
che solo esibisco al meglio
quando la paura m'attanaglia.
Seppure è qui che non voglio
vivere ancora così da niente
non me ne andrò prima di aver
saputo quanto e come ci sono stato.

 

 

 

 

 


 

 

 

3

 

Vanità ??

Pende tra due arti rughi
appena flessi glabri quasi
inutile bandiera della vanità.
Irrisolto alla condizione
di caducità biologica
s'aggrappa alle fantasie
che veloci lucide ancora
nella mente albergano copiose
e in te si spandono beate.
Tra amorosi sensi
di ricordi e pensieri erotici
placide tranquille carezze
sfiorar di labbra
lappar le nostre intimità
che lepido incede il gusto
così che lentamente invero
eppur s'arrizza.

2

 

 

 

 

 

 

 

 

Il posto migliore

 

Non trovo il posto migliore

che cerco sempre ancora

dove andare

perché inevitabile mi porto   

e da me voglio scappare.

Guardo l’orizzonte

un punto nero laggiù

nave o isola

aguzzo la vista indago

m’aggiusto meglio sulla ghiaia

quasi si trattasse d’equilibrio

e disegno mentalmente

quel che vorrei dovrebbe

senza curarmi del brillante

che sto calpestando e

non raccoglierò.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

Pensieri su rotaia

 

Hanno lasciato il deposito

substrato di psiche e mente

gli ultimi convogli di questa vita

vuoti o pieni di sogni e speranze.

Percorrono sferragliando

questi ormai pochi tratti fiochi

di clangore in clangore

d’esperienze e vicissitudini

dondolando lenti o veloci

tra errate certezze e dubbi certi

pe’l fondo irregolare dissestato

rassegnati sempre al peggio

guidati dai binari inermi

raggiungeranno esausti il capolinea.

Ansimo nell’attesa che arrivino

dalla notte tra vapori e nebbia

i due ultimi fari giallognoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'albatro

L'albatro

Non mi farai sentire
come l'albatro
sul ponte del brigantino
con l'ale pendule inutili.
E' il blu il mio habitat
il sogno l'irreale sensuale
dove prenderti
intensamente
e tu arresa molcere me
infinitamente.
Non scenderò a terra
davvero
per vivere il tuo bisogno
di certezze.
T'ho portato in volo
oltre il capo della speranza
in tempeste dei sensi persi
e librati alti sull'humus comune
catturati dall'estasi liberatoria.

 

 

 

 

 

 

Il gigante. (Pasqua 2008)

Uno
di tutta l'umanità finora
s'è alzato a controbattere il potere
a dirci
siete liberi tutti e tutti uguali
perché l'unica vera autoritas
non è di questo mondo
e lo trascende
nell'intero universo.

Solo uno e da subito fu solo.

Allora si poteva ora ancora possiamo
dal fango venendo vivendoci crescendoci
solamente nel peso
possedere la luce necessaria
ché conosciamo solo abbacinante
quella falsa dell'oro?

Nascosta la miseria nostra
proclamandolo dio figlio di dio
allontaniamo la prossimità
d'ogni fratello nato qui da donna
e il fratricidio quanto mai incombente.

Pena è seguirlo sostenerlo viverlo
di fronte a ottusi chierici del culto
della legge l'oracolo indiscusso
alleati a difendere quel tanto
o quel poco
ch'è poi la differenza che bramiamo
noi.

 

 

 

 


 

Lacrime

E’ quasi un tormento
quando la nostalgia ti prende
sensuale, incontenibile
pensare che nessuno
triste ti vide partire o
con gioia ti aspettò, all’arrivare.
E se distacchi drammatici
non furono, né ritorni eclatanti
o commozioni struggenti
mi mancano, come un credito
dalla vita passata esigere
le lacrime di convenienza.

 

 

 

Centottanta.

Quella va fatta a centottanta…
Lei è d’acciaio, fiammante,
nero & Nera, di cromo ingioiellata
anatomicamente serrata
tra le tue gambe e braccia
e il drago sotto, che ti spinge
via di sella, romba e fiammeggia
dagli scarichi. E’ slick quella dietro
trecento il disco dei freni.
L’aria ti sfugge di bocca
se il casco non chiudi
e gocce salate dagli occhi
riempiono le orecchie.


E via...
Una a destra, due a sinistra
un dosso, attento…è bello saltare.
Quel bisonte laggiù ruba la strada
eccolo, scali : terza, seconda
acceleri… terza…quarta………
e lo bruci, sulla destra.

Mamma dove sono ? m’abbaglia questa luce!
...Spengila !..........
Sentimi mamma, le gambe…è come…
anche qui al petto, mi fa male…
Ma dove sei?
...Tranquilla, vado piano.
...Mamma rispondi!
... Sto attento, sto attento!
....E’ troppo buio, ora. Mi sento mancare…
...Mamma!
...Mamma!
...Mammaaaa….

Oh ! amor mio, hai rotto il dono che t’ho dato
vorrei in tua vece, nella tenebra andare
ma il viaggio è di se soli, come nascere.
Almeno poter esser là, aspettarti
con trepidazione e voglia di vederti
come la prima volta.

 

 

 

Bianca

Così come l’ovatta dei cirri
unica bellezza gratuita vista
dalla madre egualmente bella
innocentemente presa presto
dal morbo dei poveri volata
in cielo lassù tra nuvole candide
dove aveva preso il nome per lei.

Da lui abbrutito dal lavoro duro
l’alcol stordente maschio padrone
padre incapace rinserrata stretta
giorno e notte obbligata ai mestieri
incombenti sempre continuamente.
Dal riquadro con l’infisso rotto solo
l’azzurro del cielo invaso di bianco.

Quasi un richiamo alla libertà
seguendo col veloce scatto del capo
il roteare degli occhi verdi
un lampo di rondine attraversare
la finestrella di cucina
una foglia o un petalo attardarsi
leggeri sostenuti dall’aria estiva.

La voce catarrosa a richiamarla

quaggiù all’inferno indecente
tanto che il sogno d’un volo
più della fede era consolatorio alfine.
E giù dall’albero dov’era salita a nidi
giaceva sorridente coi denti sanguini.
No! caduta no! Voleva volare via
ma il vento non l’ha aiutata
sfortunata invano vissuta.

 

 

  

 

 

La paura di morire.

Appendo il soprabito grigio
quasi una icona dello status
dietro la porta al solito gancio.
C’è da sempre lì  nell’altro
un grembiule nero con un fiocco blu
ormai stinti.
Resta appeso il ricordo
d’un tempo ormai lontano
che non vuol passare anche se
molto altro se n’è andato via
per non tornare più.
S’aggrinza di colpo il cuore
asciugato del sangue vivo
e dà una fitta al petto come
il giorno dello strazio
giù al greto del fiume
dopo la piena.
Quegli ordigni abbandonati
dagli eserciti in marcia
rotolati dall’acqua limacciosa
alla portata di mani infantili
inconsci eccitati dal mimare
eroismi inappellabili
hanno reciso giovani vite
sopravvissute
alla paura di morire.


 

 

 

 

 


 

 

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