Commenti alle opere
divinafollia 2007

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

Michele Biglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

 

Ragni

Vento che stona
domani torno a scuola.
Nutro l'intuito
di vecchi dipinti
in affitto ai ragni.
Insetti malevoli.
Torno dove piangono
i miei giorni di quiete
brilli e brillanti
seguenti vie sterrate
e il petto gonfio.
Malevoli ragni insetti.
Boom.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DI ME

Il sole non è ancora andato, oggi farà tardi e senza chiedertelo
continuerà il suo giro. Ma tu non ti ribelli a tutto questo? che razza
di sera sei? o meglio, sarai? Una nuvola di fumo che stagna
nell'auto. Ma sì, sarai la solita sera e io non mi aspetto niente
da te ormai neanche ti riconosco più e mi fermo a guardarti e non sei
altro che un attaccapanni messo lì da chissà quanto ma come me ti
specchi nel pavimento per vedere ancora qualcosa di bello e vedi due
occhi splendidi e poi la tua candida malizia nel servirmi cocci di
vetro ti poni gioviale ma il cuore mio è corazzato ombre distorte in
questo covo di corpi vuoti, fantasmi ubriachi che attendono un segno
"io ti battezzo e ti faccio poeta" ma il peso mi schiaccia e
non l'ho domandato se di dono si parla, io tale lo accetto ma il
peso mi schiaccia ferro rovente lo scrivere dolce anima verde è
arrivato il mio turno, distorci anche la mia ombra, tu pallido sole
sei l�attimo intriso di mille catarsi però ti disprezzo (da!
sera a notte) tanto quanto mi voto alla luna, splendido vezzo di
Madame notte. Quando il mio pensiero si fa te sono tagli, ferite sì
mortali da scorgere l' iperuranio. L'Idea di noi ribolle nella
testa, dolce d'autunno e in esilio perenne, Sogna di me, funereo
bardo che la volta celeste rinnegò il colore solo e sperduto, vedimi
ora su un letto di cera modellare il tuo nome sogna di me e comprendi
il lamento di chi da suoi sogni ti vuole scacciare e sii sola e sii
sperduta modella il mio nome su un letto di cera ..e ti vedrò.. e
indosserò i migliori abiti, berrò il vino più buono e del cangiante
nero della notte canterò le virtù e ancora vedo pupazzi superstiti
riaffiorar la testa dalla canuta neve muri di carne e gradini sudici
dove stringe salari indecenti la rossa mano di gennaio. Qui c�è il
diavolo a recider le vene, seno di donna il mio unico appiglio sigla
il tabacco il mio patto con te.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


PESTE POETICA

Io adesso vedo.
A picco sul mare i volti spettrali
di chi si è servito in banchetti dorati,
io vedo cosa passa per la testa degli uccelli,
spassosi abitanti del cielo,
io lo so adesso.
Migrano con loro le mie idee di poeta bambino
chi vuol cadere sceglie il non ricordo.
Io adesso vedo.
A picco sul mare i volti spettrali
di chi ha rinnegato le figlie di Euterpe per una vita normale,
io lo so,i sensi mi chiamano
ma anche un bicchiere di fango è poesia.
Migrano con loro le mie idee di poeta bambino
chi vuol cadere sceglie il non ricordo.

 

 

 

 

 

 

 

 

RAMI DI PINO (DALLA FINESTRA)

Dieci paia per lato
se le pupille mie non dicono
le solite bugie per darmi nervo.

Una linea così sensibile
da arrossire al sol passaggio in guanti bianchi
del vento delle due.

Flebile corazza d'aghi,
tu coi tuoi fratelli
a difendere il cuor di ogni singolo ramo,
anziani,canuti smeraldi
indossati dal cielo la sera del gran ballo
.


 

 

 

 

 

"Fuoco"

Disperdi carminio nell'aria
minuscoli cloni di te
e al tuo passaggio le mie ciglia
indietreggiano e si fanno brevi
e mi scalda il tuo parlare forbito
in dialetti di boschi e pianure divelte
dal tuo orgoglio sottomesso e ferito al tuo volere.
Nido dell'Araba e commensale notturno
maledetto e solo a trattare prezzi con te,
fuoco vivo e vivente,
languido e supino sul tuo letto di cenere e brace,
ti uccide il pugnale del cielo
e piove.

 

 

 

 

Periferie

 

 Scandisce il metronomo

grigio del cielo

sulle mie scarpe

perpendicolari al tubo d'ombra

e riparo mio,

tutto logoro e scuro

l'ombrello sopra il mio capo

e la mano maledetta

regge questo microcosmo

nel paesaggio autunnale periferico

dell'altro microcosmo

di un passerotto alla mia destra,

di guardia a un davanzale fatiscente

ma di riparo per altri me,

restii a incontrar l'autunno

e a camminare sulla pioggia.


 

 

 

 

Fiori di campo

Zucchero dipinto
le guance d'ovatta
a mostrare l'alloro sul capo
di tutti i cieli che ho scorto
e ho toccato ogni volta volevo.
Mio padre guarnisce una pietra
così si tramanda
mentre odo origliare le mie canzoni
fato di chi guarda le nuvole
è proprio di noi burattini del vento
occultati la notte
e svelati dal sole.
 

 

Monti 2


La geometria al di là
dell'uomo
ha fatto verdi le montagne
che i miei occhi mortali
non possono capire la trama
e su in cima son le mucche a romper gli orologi
con la stessa grazia degli alberi
a formare la prima linea di un gigante a me
nuovo
ma di casa a questi paesi di rocce e farfalle
bianche,
lontane da tutto
e così intrise di vero.
Io qui vedo le forme cambiare,
loro stesse e il colore del sole
e la mia fonte passare
da un tubo color panna
a un secchio verde appena sfumato di marrone,
zenit del sentiero impervio che porta da lei.
Io sento i passi di tutti coloro
che qui son passati
anche solo a salutarla,
obelisco ignorato e deriso
da chi almeno una volta ne ha bevuto
e meschino,ha gridato forte.
 

 

Fuoco


Disperdi carminio
nell'aria minuscoli cloni di te
e al tuo passaggio le mie ciglia
indietreggiano e si fanno brevi
e mi scalda il tuo parlare
forbito in dialetti di boschi
e pianure divelte dal tuo orgoglio
sottomesso e ferito al tuo volere.
Nido dell'Araba
e commensale notturno maledetto e solo
a trattare prezzi con te
fuoco e vivo e vivente
languido e supino
sul tuo letto di cenere e brace
ti uccide il pugnale del cielo
e piove.
 

 

 

 

 

 

E'certo un angelo

Sulla cima del dosso
c'è un uomo.
Attraversar la strada
con polso fermo
e ferma una nuvola alle sue spalle
sembra toccarla.
Dai suoi capelli al cielo è un fotogramma
è l'istante
in cui l'uomo e l'ombra sua
si fondono.
"E' certo un angelo"
sussurro al cuore
e strano a dirsi,lui acconsente
"Sì,è certo un angelo".

 

 

 

Vacanze innocenti (omaggio a Rimbaud)

Scrivere di un mozzicone
esattamente al centro
di due pietre levigate da cento stagioni
lì,fumato in fretta
per mostrare la ribellion ostile
di un quindicenne che non ha visto il mare
e vive qui la sua Charleville
e non sa del mare
e non sa del futuro.

 

 

 


 

 

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