Commenti alle opere
divinafollia 2007

 
 
 

 

 

 

 

 

 

Mario Bressan 

Il navigatore perenne

 

 

 

 

 

 

 

 

Tante cose io so
 

Tante cose io so.
So che vorrei essere una farfalla
so che sapore hanno le lacrime
so che fa male abbracciare il vuoto
so che la sete mi tormenta
so che domani è vicino quanto lontano
so che il castello dei miei sogni trabocca
so che l’esilio è amaro più del fiele
so che voglio vivere….
ma…
so anche che i tuoi occhi,
dopo l’amore,
mi incantano

  

 

 

Il setaccio

Tesa
attraversata
dalla luce nascente
dell’alba
di ogni giorno,
una fittissima rete
cala
a barriera
dei miei sogni.

Trama e ordito
ugualmente stretti e sottili
da non parere che esistano,
premono tuttavia
sulla voglia di emergere
delle mie notturne emozioni
contro
le rigide difese
poste dalla mia specie
per me contro di me.
 

Né potrò mai sapere
o intuire
quanto più giusto sia
essere io funzionale
alla specie
piuttosto
che la specie a me.


 
 

 

TETRALOGIA

 

Prima parte:

“Così assolutamente bella” 

 

Quel pomeriggio

di una primavera

ancora solo voglia

di esplodere,

quando ti dissi

sei troppo bella

e inaspettatamente

turgide gemme esplosero

in reconditi anfratti

morbidi di muschio

e ti vidi arrossire

come non s’usa

ora…

 

Quel pomeriggio

i tuoi occhi d’acquamarina

vidi

farsi più trasparenti

ancora.

 

Ma io riuscirò,

un giorno,

a trovare l’antico strumento

che abbia il giusto timbro

per poterti spiegare

(sai?)

spiegarti veramente

quanto sei

e perché sei

così assolutamente bella.

 

 

 

Seconda parte:

“I tuoi occhi”

 

 

I tuoi occhi

immensi di azzurro,

conchiglie d’infinite trasparenze.

Acquamarine

levigate

dolcemente a lungo

dal tuo pur breve

tempo.

 

Profondissime offerte

di

impossibili ricordi

di ancestrali cieli.

 

Ridenti anche

nel rossore improvviso

del tuo volto

un giorno.

Un giorno di primavera.

 

I tuoi occhi.

Tu.

 

 

 

 

 

 

Terza parte:

“Tu sempre”

 

Ho promesso

un giorno

alle tue

trasparentissime iridi

di raccontarti

quanto

e come sei bella.

 

Oggi hai finto

di non ricordartene.

Lo sai già,

o hai paura

che te lo dica?

 

 

 

Quarta parte:

“Come”

 

C’è ora in me

la voglia di dirti,

di raccontarti,

non quanto, non perché,

ma come,

come sei bella.

 

(Saper cogliere dall’eterno

vocabolario inconsultabile

le parole del come!)

 

Come l’alabastro

delle tue mani

che si fonde

sulla mia fronte d’uomo,

come l’acquqmarina

dei tuoi occhi

(i tuoi occhi, amore)

che si scioglie in infinite

profonde iridescenze

quando dici ti amo,

come il miele del tuo seno,

dolcissima offerta

alla mia sete d’amore…

 

come l’alterna paura

del tuo io che oscilla

fra la voglia di esplodere

e quella di chiudersi…

 

come il fuoco della tua offerta,

come il fremito del tuo desiderio,

come l’oro dei tuoi capelli,

come la flessuosità del tuo corpo

di giunco,

come la musica della tua voce,

come la tua innocenza aperta

alla nuova ipotesi d’essere,

come il fiore delle tue labbra

di nettare,

come l’alba del tuo sorriso,

come il cristallo delle tue parole

non dette ancora,

come il buio dei tuoi rifugi,

come le tue braccia aperte

a ricevermi

nel nuovo mondo nostro,

come…

 

Così,

oltre gli spiragli

delle nostre antiche paure,

vogliamo ora immergerci

nella struggente tenerezza

del nuovo essere noi.

Così.

 

Il sole di Sunba
 

Il sole di Sunba ti brucia:
ti entra dal cranio
a disseccare il tuo corpo
ed i tuoi pensieri.
Trafora la tua pelle
sciogliendola in stille calde
d’infinito sudore.
Ti possiede in toto.

Per atavico istinto
cerchi un triangolo d’ombra
disegnato in perfetta geometria
dai candidi muri di calce.
Bianco. Nero.
Entri nella zona nera
a cercare una pace
che non trovi,
perché il sole ti richiama,
ti vuole.
E come drogato ti rituffi
nelle sue fiamme.
Non puoi farne a meno.


Non sai nemmeno
se sei vittima offerta
o già parte di lui.





 

 Mescalito

C’è quest’altra notte
al cui molo
attracca
puntigliosamente,
la mia barca.
Come al molo
di tutte le notti
senza sonno,
misurate
fra le righe
dell’arido lunario
di carta assorbente
ove si essicca
il siero
dei miei multiformi globuli.

Ma non sarebbe forse
più umano
se in queste
“white sparkling nights”
chiamassi
un esperto Don Juan
a prepararmi
il mescalito
giusto
per imparare a riconoscere
lo squarcio
fra i densi oscuri drappi
tesi
fra l’essere
ed il sapere?

 

 

 

 

Dove

 

Voglio tornate laggiù

nelle mie isole,

a respirare

l’incantata atmosfera

densa di vapori

d’argentee albe

e di indescrivibili colori

di tramonti

ove i miei occhi

si schiariscono

di attonita

impensata meraviglia.

Voglio tornare

e incontrare

i meravigliosi occhi

delle loro donne,

simboli

dell’assoluto estetico

del loro essere vive.

L’incandescente luce

del loro sole

scioglie, rarefacendola,

l’aria dei loro templi

le cui ancestrali

ma sempre diverse strutture

sono fondenti

preghiere

a ignoti iddii.

Ove io stesso mi fondo.

Ove le mie emozioni

sono consapevolezza

umile, ma certa

del sentire me

immerso

nell’eterno,

cosciente,

puro fluire dell’essere.

  

 

 

Paese

Vorrei,
girando un angolo
qualsiasi
delle strade
del mio paese,
vorrei
incontrare uno,
uno a caso
anche mai visto
e dirgli ciao.
Vorrei che fosse
come me,
ora,
e che non mi chiedesse
perché.
Perché vorrei dirgli
che questo strampalato paese
ha dei momenti
come questo,
quando gli altri
sono stanchi di esserci
e noi no,
e loro se ne vanno
e lasciano a noi
la piazza deserta
ed i silenzi
ove si addensano le presenze
di noi
che malinconicamente,
quasi,
cominciamo a riviverlo,
proprio negli spazi
di loro assenti
ove l'aria
è più trasparente
e pulita
ed il sole più morbido
ai nostri polmoni
di trasgressori
che possono regalarsi
un wisky
di più,
e non è neanche il caso
che ci raccontiamo
cose difficili,
perché comunque
non ci darebbe fastidio
capirle,
e poi dirci ancora
ciao,
e prendere strade diverse
che non vanno lontano.
 

 

 

 

E' tardi ormai


Il tempo
si sfalda lento
in esili scaglie
che inarrestabilmente
scivolano
sulla mia pelle stanca.

Lo specchio del mare
è già opaco.

L’orlo delle nubi
(sopito il temporale)
sfuma pianamente
verso l’ombra leggera
della prima notte.

I sogni si quietano.

Solo un ricordo
antico d’amore
resterà, in silenzio,
a tenermi la mano.


 

 

 

Poesia


Oggi,
ho ancora,
in mio oscillante
potere,
un foglio di carta bianca
ed una matita,
la mia preferita matita.
Tentazione alterna,
incerta,
fra la parola
e la compiuta essenza
d'un foglio
pago
del suo candore.

Lunghissime lettere
o essenziali epigrafi
o armoniosissime cantiche
mi tentano.

Ma dirò solo di me
a me
se le parole
saranno mai
supporto degno
alle emozioni.
O non dirò,
se l'alternanza
del pendolo
porterà solo,

a me solo,
voglie di silenzio.

Che il tempo si dipani
dai suoi bozzoli
inesausti,
poiché tutto
cade da lui.

Che le cose succedano
quando l'ora è matura,
purché succedano.
E tutto questo è pur vero,
al di là
della mia diafana
capacità
o presunzione
d'esserne misura.

  


 

 

 

 


 

 

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