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Michelangelo Cervellera
...vivere le emozioni ...per vivere sognando
Primavera

Il buio costringe il giorno
nell'abisso di parole vuote
come occhi di statue cieche
dominano tentacoli in festa
senza alba ne tramonto,
nuvole grigie immote nel tempo
esalano materia scomposta,
una volta anch'essa grigia.
Un'alchimia irragionevole
di anime emotive,
macerate e stracciate
da illusioni e desideri repressi
figlie e madri
di un'alba chiara,
di ombre che si allungano
sino al tramonto rosso,
richiama sofferenza e pianto
sino a farne uragano,
sino a quando il vento avrà pulito
sino a quando la pioggia
e le lacrime
avranno sapori diversi.
Sino a quando
da larva diverrà farfalla.
A GAZA
(nuovo anno stessi
morti)

Evaporando nel libro del ricordo,
anima come oppio,
fumosa a volte,
evanescente sogno
mutilata al risveglio.
Prossimi all'elisir della pace,
mai domi,
per assaporar solo
del calice l'orlo.
Ebbro dell'alba nascente,
ecatombe di martiri per caso,
annego nelle parole.
Dagli scranni d'onore,
ora come circensi,
l'abbaiar dei coyote in festa
divora carcasse.
Nella terra di Canaan
l'unica promessa
è il sapore del sangue.
Figlio
è stato un tramonto caliginoso
ma era già buio
e poi l’alba incolore
monca di luce
abbondante di tenebre,
corpo di uomo,
cuore ancor fragile,
smarrimento,
rabbia,
rancore,
silenzi eterni
mentre con l’argilla
della tua anima
modellavi tenerezze
cesellavi incastri
che da lontano
irroravo con gocce
di pianto
al fine di rendere
plasmabile
alle tue mani
quella creta,
ne è nata la meraviglia
di tenacia e dolcezza.
Hai compiuto la tua opera d’amore.
UOMO.
Diamante
E sul ponte sospeso
tra l’orizzonte
e una camera spoglia
che mi avvolge
nuova placenta,
evaporano
affanni e tormenti
mentre il tuo viso
emerge e splende
donando riflessi
più del Koh-i-Noor.
Spirito libero
In questi giorni,
che dovrebbero essere
la terra di mezzo
fra estate inverno
ma che il freddo
ripercorre della storia
fa ribollire il cuore
fatico ad incidere
parole di gioia
a gettare
rabbia e malinconia,
forse è la musica
che culla la tristezza
con note in chiave minore
oppure i nuovi Ade
che di Clio si fan beffe,
oppure semplicemente
il tempo che passa,
mi guardo indietro,
strade diverse
profumi e lacrime
fiori di prato e
caduti per un sogno,
girovagare per piacere
fermo per disperazione
eppure sono io
tanti di me
un unico uomo
molti sogni,
spirito libero
d’amore e di lotta
e poi,
nell’incedere lento
di giorni sprecati
a sopravvivere
tra particelle multicolore
che non formano
arcobaleni di pace,
ma bianche lapidi
in terre consacrate
al Dio denaro,
m’immergo nell’oblio,
mare sconfinato del silenzio
dove un’unica conchiglia
fa di me la sua perla.
A Roberta
Sillabo nei sogni
puzzle del tuo viso,
frammenti frastagliati,
come scogliere
erose dal vento,
lame di ricordi
brillano
come il sole
tra i ghiacci.
Lacrime
nutrono
una rosa.
GUERRE
Un fiore senza petali,
macerie disadorne,
grigia l’aria da cenere e polvere,
il rosso tinge manichini immobili,
posano per un film,
il nero carbone accomuna
vite a cui batteva un cuore.
In fila passeggiano spettatori sopravissuti
portandosi ciò che resta
del gioco della vita.
Gli attori si fan belli,
mentre splende erigendosi
la bandiera
della loro libertà.
XVI giugno 2001 (a
mio padre)
Rimanere in attesa
dell’ultimo attimo,
il silenzio rantola tra le tue labbra,
gli ultimi tre respiri
come bufera confondono il corpo,
attendi il nocchiero
che attraverserà il fiume
dove non vedrai la riva,
occhi spalancati ti guardano
chiedendoti un ultimo perdono
… mentre chiudi i tuoi.
Storia dell'uomo maschio (a
Federica)
Non parlo d'amore
ne di volte stellate
di profumi di pelle
di gesti d'amore
di teneri sguardi.
Parlo di morte
da sempre data
dagli uomini maschi
alle donne, bimbe, mamme,
basta che siano femmine.
Parlo dell'odio,
del rancore,
dell'invidia,
alle portatrici
della genesi.
Parlo della forza
contro il diritto
di essere amore,
vessazione e tirannia
l'unico credo.
Parlo dei potenti tutti,
del clero di ogni religione
e di coloro che ciecamente
seguono il loro dettato,
predominio dell'uomo maschio.
Parlo per chi come me
odia per amore
odia l'uomo cieco
odia la meschinità
del potere
temporale e spirituale.
Di secolo in secolo,
nei secoli dei secoli,
nei secoli bui o illuminati
pregando gloria al padre
e uccidendo la Madre.
INTERNO D'ANIMA
Dove il timore attecchisce
al cuore dei giusti,
dove l'amore per gli oppressi
è sinonimo di debolezza,
dove il potere è
pari ad infamia,
dove opposizione
è affine ad unione,
dove solo il silenzio
rende liberi,
è il tempo
d'infiammare la notte.
XI volte
amore
Tre pomi d'oro ti ho rubato
il tuo cuore puro
la tua anima candida
i tuoi occhi di cielo
ma non dormirai
all'ombra di un pioppo nero
ne di un salice
ne di un olmo
e speri di
sgravarmi dal peso del mondo
per abbracciare solo te.
... e non
resta nulla
Statue reali,
di sapienti e letterati
oppur di generali,
balconi dell'urlo,
affreschi sui muri
di falsi imbonitori,
fan ombra a
strada vermiglia
di cenere cosparsa,
pare una sposa
nel suo candido vestito
l'eterna signora,
lo spicchio di luna
scintilla alla pioggia
di gocce salate,
danza felice e rincorre
chi al pane s'affatica
e senza stupore
il bianco abbraccio subisce.
Mi
accompagni malinconia?
No, non andare via
resta fusa al mio esistere,
non sei imprigionata,
non sono imprigionato.
Mi disperdo in mille lacrime
in mille sogni
in mille anime
in mille angosce,
come coccio raccoglimi,
unisci ancora
la mia anima scalza
piagata dal continuo cercarmi,
dal continuo cercare,
amami come sempre
ci siamo amati,
spesso ti ho tradita,
sempre poi son ritornato a te,
come Padre e Madre
mi hai ridato casa
mi hai nutrito
mi hai vestito
mi hai dato amore.
Ora ancora ti tradisco,
luce intensa sembra scacciarti.
Non aver timore malinconia,
spesso tornerò a trovarti.
Logos
È nella falsità delle parole
che tormente impietose
forgiano lame di ghiaccio
nell'incandescente crogiulo
della stella del mattino.
Alla levata eliaca,
prima che la grande stella s'affacci
semi dell'oscuro Io
precipitano nei solchi,
ferite aperte
incise da vuote loquacità,
germogliando Gorgoni decapitati.
Rilasciate dal freddo marmo
voci dormienti
s'accodano e s'intrecciano
cavalcando libertà
distendendo filamenti di coscienza,
bozzoli d'amore
nell'armonia delle parole.
Incubi
del Vento
E come bambino
adagiato nell'ovatta
dei sogni, guardo
con occhi puri
il volo degli uccelli.
Uno, cento, mille
gabbiani con ali spezzate
si spargon nella terra
strepitando il loro dolore
di non poter raggiungere il blu.
E' un incubo di luce
il giorno che passa,
pietosa non è la notte
nel riposo,
artigli rapaci ti fanno preda.
E come bambino
destato alla vita
non sento canti,
nella rena deserta
c'è solo un deserto di piume.
Dolore
E' stato ieri
prima d'abbandonarmi
al respiro della notte
che ho pensato
di non tracciare più
inutili segni d'inchiostro
sul candore del foglio.
Ma come soldato
che diserta giusta causa
mi son sentito vigliacco
nell'abbandonare parole
che sono state come
acqua fresca pulita
nei miei occhi chiusi
Allora mi affido
alle parole più pure
al loro volere
al loro volare
e ciò che scrivo
è solo un'infinito sogno.
Oscurità
Squadre putrescenti
con mefitiche idee
di far volar per camini
il bello della vita,
escon dalle cloache,
strisciano di nuovo,
voglion portare il nero
delle esistenze loro,
nell'arcobaleno
dell'umanità.
L'ultima
notte
Faville di neve
danzano nell'aria
sospinte da vento lieve,
code di luce escono
da occhi fiocamente illuminati
mentre bocche assaggiano e
rigurgitano stagioni di vita
per le vie giacciono serpenti
di carta ormai immobili dopo la festa.
Un vecchio pendola per la via
gravido di vita e malinconia,
rovista tra cumuli di cose gettate,
cerca il filo della sua vita,
trova nastri colorati
d'oro e d'argento,
rossi e di mille colori
ma tutti spezzati.
S'affaccia l'alba,
plumbeo è il cielo
gli occhi son spenti
le bocche son chiuse,
ancora immobili i serpenti di carta
il vecchio ormai sparito.
Con fili di tutti i colori
ha disegnato il sentiero
del suo ultimo cammino.
fin dove s'incontrano
gli anni passati.
Sanguina ancora
il volto di Iside,
una nuova eclisse si prepara,
l’eclisse della ragione.
Il fiato di Seth
soffocherà nuovi popoli
con l’impalpabile
sabbia del deserto
delle coscienze.
Nuovi faraoni
assediano leggi a noi sacre
sicuri che il mare
non si richiuderà su di loro.
Bevendo
tè
Sto sorseggiando un tè
intorno a me fogli sparsi,
il mio solito disordine.
Ma a volte sogno di essere ordinato.
Sempre sogni.
Giorni di sogni questi.
Talvolta succede, spesso, sempre.
Pensieri confusi, oscuri.
Cercando d’ordinare,
penso a lei, non posso farne a meno,
Dolce pensiero.
Dovrei scrivere qualcosa.
Ma non sono un poeta.
Sono solo vento
che insegue il sogno,
mosso dall’illusione,
trascinato dall’emozione
spinto dalla passione
fissato sull’amore.
Intorno in ordinato disordine,
i libri sul letto sfatto
compagni da una vita.
Oggetti vivi che conservano memoria,
del tuo profumo ed aspettano
il prossimo sabato.
La musica mi fa compagnia,
si sciolgono nei pensieri note magiche.
Apro la finestra e il ticchettio della pioggia con il suo aroma di umido entra e
mi parla del cielo.
Stringo la tazza del tè.
Non so perchè mi manchi così tanto,
eppure è solo amore
ciò che ho per te,
ciò che hai per me.
Senza
Tregua
Ed ancor mi accoglie l'alba
sfuggita alla notte nera
con promesse di nuova vita,
pare un foglio bianco
in attesa di colore,
mentre il cielo
disegna un affresco
tratti vivaci
tingono il foglio.
Si scioglie l'affresco,
lacrima il cielo,
si bagna il foglio
sbiadiscono i colori
s�alza il vento
sussurra parole antiche,
dimenticate,
nell'aria volteggia il foglio
senza i colori vivaci,
sporco.
La pioggia ha cancellato tutto,
di nero si colora il cielo
rare faville di luce
punteggiano il buio,
di destarsi
dimentica la luna,
ridono le iene
ricomincia la caccia.
Cosa c’è
Spirito amato?
Mi chiami tra veglia e sonno
come se un pericolo incombesse,
spalanco gli occhi
e nulla scorgo,
ancora la tua voce,
amato suono,
risuona nella mente,
ma non ti vedo
sei andata Oltre
eppure impercettibili movimenti,
fruscii di molecole,
mi parlano di te.
Poi il silenzio
Cosa c’è Spirito amato?
Non sei tranquilla nell’Oltre,
Mamma?
Alzati soffice
nebbia,
fa che possa mirar
l'acqua che lenta scorre
dove folate di vento
spingono farfalle
verso la luce
e melodie di usignoli
accompagnano dell'arpa il suono
mentre m'inebrio dei profumi della terra
il cielo si tinge d'azzurro
i fiori s'aprono ad accogliere il sole
gocce di rugiada evaporano
da fili d'erba che durante
il mio camminare
si trasformano in alberi chiassosi
dal giocar delle foglie
con il sospiro di Eolo
e quando ormai l'ombra si allunga
e l'azzurro diventa rosso
sino a scurirsi di quasi nero,
mentre i Druidi s'inchinano alla natura
mormorando parole di antichi riti
sotto le luci del cielo giocano
e si rincorrono magiche creature,
sino a quando l'indaco
prevale sul quasi nero.
Alzati soffice nebbia...
Oggi Malinconia,
coltivata in aspre terre,
raccolta da mani artigliate
accatastata insieme alla tristezza
da cui prende l’amaro aroma,
accompagnata da melanconia
dolce oblio di anime inquiete
raccolta da mani esperte
e dal “vento” trasportata
nella origine mia
e di empatia mi disseto
come fosse idromele
per comprendere ancora
l’umano mondo
Come
Atlante,
sulle spalle il peso
del mondo sento,
non ricordo la culla,
ma aspetto di essere cenere.
Indimenticabile il dì
della tua venuta
Magia
neppur nella natura
cicloni e terremoti
uragani e maremoti
han così intensi gesti
quasi un rituale
Sacerdotessa
innalzi ragione e passione
ed io accovacciato
a mirar di due stelle
il blu
sopra il mio deserto di ghiaccio
mentre palle di fuoco
giocan nell’aria
e bagliori brillanti
svaniscono
rivedo il mio bosco
profumo di umida terra
dove tracce leggere
s’inerpicano tra pini resinosi
ad indicar magiche visioni
e soffi d’aria scompiglian
colorate ali di farfalla
sino a separarne i colori
per poi ricongiungersi
nei colori delle stagioni
e dal manto bianco
due stelle sorgono
ad inondarmi di luce
estasi per me
piccolo elfo.
Ed oggi ancor
più
incerto è il futuro
dei mondi e nell’anime
vedo solo lo scuro.
Mi sdraio e non leggo
parole d’amore
ma di vite spezzate
più senza l’ardore.
Ed io piango sommesso
all’altare del soldo
della vita ti appropri
di carne ti nutri.
E lacrime di mogli
di infanti e di vecchi
son la tua linfa
e vanitoso ti specchi.
La morte, la morte
fa da padrona
Ed il tuo scrigno che
hai al posto del cuore
lo arricchisci da sempre
con sangue e dolore.
Vendetta, Vendetta,
assassini da sempre
e nei sepolcri
subito dimenticati
giaccion le membra
di voi perseguitati.
E tributando onori
a cui non credete
riempite lo scrigno
e il loro sangue bevete!
Il dolore non può durare
quanto una
lacrima,
ma si piange
per il tempo del dolore.
Gennaio (ianus)
Ecco gennaio,
rumoroso inizio,
con i tuoi volti
scruti il passato
speranza di nuova vita,
con i tuoi volti
guardi il presente
certezza di antichi mali.
Ecco gennaio
la porta tra gli anni
la varchi con radicato dolore,
pesante nei passi
faticoso il pulsare
l’attraversi con consumati sogni
come un maquillage ormai stinto
spalanchi gli occhi
Ecco gennaio
ponte da attraversare
con un sacco carico
di nuove attese
che pian piano disperdi
velocemente raccogli
vecchi e nuovi disincanti
ma ormai hai passato il varco
…ed è solo il primo.
Riposate nella terra
degli oppressi,
gente senza Nome,
or che il compito
avete assolto
e della vostra carne
scempio è stato fatto,
nell’unita schiera
dei miserabili
è il vostro posto.
Uccisi come topi
dai guardiani dei granai
che esibiscono
la vostra pelle
ad imperituro monito.
E come schiavi,
non vi spetta
la bandiera,
non vi spettan le fanfare,
ma solo i pianti
di gente da niente.
Odo le parole
della nuova aurora,
nuovi fremiti della terra
mi parlano di te,
tremule luci
sussurrano il tuo nome,
ed io ascolto e sogno.
Insopprimibile
desiderio di sogni,
terra libera e giusta,
particelle di luce malata
colpiscono gli occhi,
ancora poche per
far morire
la mia utopia.
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