Claudio Cisco è nato
a Messina dove ha sempre vissuto. Malinconico e meditativo per natura,
rivela sin da piccolo in trasparenza una sensibilità profondissima ed
una straordinaria vocazione per lo scrivere. Sospinto da un innato
talento e da un'incessante ispirazione artistica che si alimentano
progressivamente col trascorrere del tempo e con le esperienze di vita,
segue parallelamente sia la strada della poesia, sia quella della
narrativa restando fedele ad un genere che si richiama ad uno stile
romantico e triste con notevole slancio verso l'onirico e il misterioso,
sempre attento e portato verso introspezioni psicologiche Ha dato alla
luce le seguenti opere:
Nel silenzio, dolcissimo, altre
sensazioni di un mondo totalmente sconosciuto ma intrinseco con i
nostri giovani spiriti, vivono con suoni e colori in dimensioni
parallele e niente è ciò che sembra. Attimo fugace, come un fiore
che sbocciando muore, in questa notte t'amo per non amarti più.
Noi due siamo come fantasmi
nella notte, anime vaganti in cerca d'amore, muovendoci insieme, in
trasparenza, candidamente invisibili, ci avviciniamo piano per non
aver paura nell'oscurità.
Noi due fantasmi nella notte,
solitari astri dispersi nel grande firmamento lassù, senza tempo e
senza storia, rapiti dall'oblio, misteriosamente avvolti dalle
tenebre, angeli di questa giovinezza. Magicamente lontani dal flusso
impetuoso della multanime esistenza, noi due non avvertiamo più il
battito sconfinato dell'infinito come orrenda solitudine e mistero
interminabile. La realtà ci appare come un susseguirsi di fantasmi
vuoti e meccanici ed ogni residuo di tristezza si smarrisce del
tutto o vibra remoto in un placamento soave.
Ragazza sconosciuta! sei bella
tra le ombre, sei più bianca della luna, il tuo viso brilla
come una candela..
Lascia questa mia mano che hai
stretto così fugacemente questa notte.
Alle prime luci dell'alba le
nostre strade si divideranno per non ritrovarsi mai più.
Abbiamo acceso un fuoco in noi
che il vento della vita che fugge spegnerà presto.
Non dimenticarmi ovunque sarai,
io non ti dimenticherò ovunque sarò anche se resteremo per sempre
fantasmi nella notte.
E' notte fonda ed io sono ancora
sveglio con lo sguardo assente nella mia camera silenziosa, unica
mia compagna, testimone di tanta solitudine. Senza chiudere occhio
penso a tutto e a niente, i vecchi soliti dubbi mi si accavallano
in mente: come posso dormirci sopra?
Sì, lo so, fermarsi qui a
pensare non si può, farla finita neanche. E' solo mia la tristezza,
la fine, non ho più la forza di lottare ormai. Un altro inverno è in
me, non devo crollare proprio adesso buttandomi via, devo trovare il
coraggio di andare avanti da solo: dove siete amici miei che avevo?
Anche tu, mi hai detto infine addio voltandomi le spalle, non sono
più niente per nessuno ormai! Mi guardo intorno e vedo solo il
vuoto. Grida la voce del mio cuore, spenta dal dolore che nessuno
ascolta più. Vorrei non essere mai nato, chiudere gli occhi e
scomparire in un attimo. Non so che sarà di me, sono confuso,
disorientato mentre gli anni passano veloci. Fuori è buio ed io
tremo, comincio ad aver paura. Mi rigiro nel letto, grido nel sonno,
ho incubi, sto male, piango e non ce la faccio più. Ho vissuto una
vita che non è mai stata vita. Dove fuggire un'altra volta? Come
placare questa mia ansia fortissima? Ormai le ho già provate tutte,
ogni tipo d'evasione, non è servito a niente! Ora mi ritrovo solo,
nel buio, con i fantasmi della notte che m'inseguono molto più di
prima. Sono nato solo, e solo morirò.
Muta di parole e sguardi
la mia mente vaga lontano
in penombra
dove il pensiero non ha confini
e tutto può sembrare reale.
Così,
col bisogno del ricordo
e del pianto,
penso al mio passato
e alla sua perduta giovinezza,
al mio presente
fatto di tempo fuggente,
al mio futuro
sconosciuto ed incerto
nelle sue mille paure.
Quanta dolcezza
nel guardarsi dentro
e perdersi in sé stessi!
Quali emozioni
nel vagare libero tra solitudini
e silenzi profondissimi!
Mi scuoto
e lentamente
mi desto da un viaggio
nel profondo della mia anima,
del mio essere così fragile,
così indifeso
rispetto alla grandiosità
della mia vita.
E' tutta avvolta
nel mistero e nella meraviglia
questa vita mia,
con genuino e infantile stupore
della natura
osservo ogni manifestazione
fino ad esserne rapito.
Con sensibilissima attenzione nel silenzio
ascolto le voci,
i suoni
anche i più tenui
delle piccole cose
intorno a me. Affascinato e
curioso
percepisco
la suggestione,
la religiosità,
il mistero
nascosti in esse.
Ai miei occhi
non appaiono
sempre traducibili e afferrabili
ma sciogliendosi in musica,
in sospiro
mi riempiono
ugualmente
l'animo d'immenso.
Le inquietudini
del mio primo bacio,
e poi
le affascinanti scoperte intime,
i primi turbamenti,
quei peccati d'una età
che non torna più
scomparsa per sempre.
E tu sorellina timida timida ed
io
fratellino impacciato e buffo,
tra sguardi e silenzi
ci spiavamo dentro l'anima
imparavamo ad amare.
Provo con la fantasia
a tornare bambino
insieme con te nella poesia
di quel nostro magico mondo.
Cerco invano di ricreare quegl'innocenti momenti intensi,
mi ritrovo il fantasma d'un uomo
già inesorabilmente invecchiato.
Quelle due giovani creature
ora son come
cristalli di ghiaccio
d'un viso d'inverno,
quell'antica primavera
è ormai neve e gelo.
Un serpente
velenoso
s'insinua vischioso
nel mio giardino d'infanzia,
due mani sporche di fango
maliziosamente
rubano al mio impubere corpo
l'innocenza.
Sui miei occhi appena aperti
calano inesorabili ombre
senza più luce,
i sorrisi ingenui delle fate
divengono tentacoli della paura.
Muore sbocciando
quel fiore reciso
che non crescerà più.
Mi hanno ucciso la cicogna
e con lei anche Gesù Bambino.
L'inesorabile sbattere delle onde
graffia gli scogli
li scolpisce, li modella.
La bambina,
con la vestina gialla
e il fiocco stretto in vita,
ha negli occhi
l'immagine del sole
per l'ultima volta visto.
Guarda il mare,
vi proietta quell'immensa luce.
E' solo un attimo
e l'acqua la travolge.
E dopo è solo luce,
luce che rischiare
e scalda il mare,
e la bambina è solo acqua.
Il suo corpo
appartiene solo al mare,
fedele sposa e amante
del potente Nettuno.
Avanza elegante
tra schiere di delfini nel suo abito
bianco,
come velo d'argento
dal riflesso lunare.
Avanza la sposa sopra le onde,
cadono fiori dal cielo stellato
cielo che si confonde col mare,
brezze di vento
alitano accanto,
leggero
un profumo di conchiglie
si diffonde sulle coste.
E' un rito la sua danza
sulle acque in controluce,
lontano si ode un canto.
Da ogni notte
buia
rinasce sempre il sole così come dal
bruco
fuoriesce ogni volta
una crisalide.
E fra una stella lassù
ed una lucciola quaggiù
nessuna distanza,
la stessa luce.
Tra Dio e l'ultimo insetto creato
nessuna differenza,
la stessa perfezione
e l'identico amore.
Ogni cuore che palpita,
anche il più piccolo
che esista nell'universo,
è un battito di vita e d'amore.
Lei è nata sulle
rive del Sindh
aveva lunghi capelli neri,
sua madre la lavò nel fiume,
suo padre le cantò una canzone tribale.
E' nata mentre arrivava l'inverno,
le capanne erano fredde. Crescendo ha
teso la mano
la sua voce voleva parlare
ma la gente volgeva lo sguardo altrove.
Ha camminato a piedi scalzi
e ballato sotto la luce del sole
mentre i violini sembravano piangere in musica ,
e i vecchi del campo narravano misteriose leggende.
L'hanno vista fare l'amore sulla terra nuda,
parlare agli animali,
sfogliare i petali d'un fiore,
giocare prendendo per mano i bambini del campo.
Lei leggeva il destino,
vedeva l'anima riflessa negli occhi,
poi in silenzio
riprendeva il suo cammino.
E' una Rom figlia del vento la sua strada è
lunga e faticosa
ma è libera e felice di essere quel che è:
la vita è andare verso dove non sai.
E'
arrivata esultante
la stagione del gabbiano,
è tempo d'emigrare
verso terre lontane,
per scoprire nuovi segreti, nuove
sensazioni.
Un nuovo giorno è oggi
per spiccare il volo
sulla superficie del mare aperto
sull'orlo dell'oceano,
per volteggiare
sulla cresta dell'onda.
Vola nel vento gabbiano,
vola più in alto che puoi
non ti fermare!
La mia penna
saranno le tue ali,
i miei versi
la tua scia.
In segreto,
un amore
ti dorme accanto,
muto ed invisibile,
ha soltanto occhi per guardarti
e mani che non possono stringerti..
Della sua malinconia
non ti accorgi,
quando lo guardi e
non lo vedi,
quando lo accarezzi
e non lo senti.
Come un fantasmino
si aggira per la stanza,
urla a volte
per destarti dal sonno
ma invano
e poi di nuovo tace
vinto dalla tua indifferenza
più solo e più piccolo di prima.