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Vani Giovanardi 

vorrei svegliarmi .... e sognare

 
 
 
Breve libertà


Strati bianchi
attraversati da li in cerchio.

L?acqua infiltra tra il colore
levigato in mezzo ai sassi
degnando
del suo docile silenzio
l'aria.

Il rumore
è delle foglie rinsecchite
sbriciolate sotto ai passi
o il buio verticale
evaporato oltre gli argini
con l'alba.

Cielo nell'alto
fra i rami in controluce
nebbia che sfuma
che esclude
che muore nel colore
solo l'acqua e il Po
palpitano il lento
scivolare sotto agli occhi
come un viaggio, un vento
un dono lungo e solitario.


Seduto su me stesso
ascolto la linfa che percorre
tra la schiena e la corteccia
senza un tempo
un'ipotesi di luogo
un dolore oppresso dentro al petto
o un vuoto di pensiero.


Questa libertà
del mio presente
si stende alleggerendo
discernendo parti di polvere
e di luce
si muove sul respiro, s'innalza tra le braccia
spostandosi dal filo delle labbra
al cuore.


Non ho fame sulla lingua
non ho parole strane nella bocca
né sonno da smaltire
non ho confini luridi e spinati
né mani sottomesse alle catene
non ho lamenti ascesi dalle fosse
né polveri di fuoco spinte al cielo.


C'è solo il vento libero del bosco
che trapassa l'orizzonte
la pioggia e il desiderio
che cade alluvionando
la voce breve che promana di pianura
d'ifformando nuvole e visioni

la vita bassa
col suo sale d'ombre sparse in volo

e un sapere
di inestinguibile stupore.
 

Nebbia che nasconde
 

 Mi fermo
sospeso con lo sguardo
al digiunare
delle foglie

mentre l'aria
discendendo nella gola
intera
mi ràrefa il respiro.

Non si può vedere
né conoscerne il confine
né inventarne il sogno
in un profilo

e non c'è ricordo

solo il ritmo
precoce
delle pietre
grigie
sfumato nella sera.

Un silenzio nitido
e confuso
un attimo sbagliato di luce
attorno al cielo
un lento capogiro
disceso in fondo agli occhi
per sorprendermi

sconfinato di terra
e di parole

volando
sopra il nulla in apparenza

tra sessi inumiditi sulle labbra
e lame di violenza
inferte
sulla pelle.
 

Io amo
 

Come un fiotto di resina
che sgocciola dal cuore
più intenso e più denso
di un pensiero
un angolo di luce
separato netto dalla notte
più vissuto e scosso
della pelle stessa.
Accarezzami il sapore della lingua
se non parli
bagnami le rughe delle labbra
col silenzio

io rimango

racchiuso tra i gomiti
in penombra
costretto dai miei sogni in aria
cercandoti

come fosse già esistito ogni dolore
e non questo
sperare e disperare calmo.

 

 
  Rumore di pioggia
 

L'acqua ora
ha lo stesso colore
dimesso del cielo
e le gocce sono l'invisibile
dispiacere della mia voce
disciolta nell'aria

eppure il cuore
non si sente stringere.


E un acqua così sottile
che non si fa nemmeno sentire nelle orecchie
leggera, senza odori
finissima come le lacrime volate
e svuotate con le notti

interminabile, indifesa
e nuda
lasciata sola tra le parole dell'amore.

Sembra ferma

eppure il buio si muove
incontro ai pioppi

con un sapore di terra bagnata
che mi scende in viso
e un movimento basso degli occhi
che mi nasconde con il suono

della musica sui vetri.

Vuoto di poesia
 

Vuoto d'aria in
v
e
r
t
i
c
a
l
e
vuoto immobile
SCOLORE

Le mie unghie non graffiano l'idea


sento salirmi l'olfatto
del silenzio
le piaghe alle mani
affaticano la scrittura

non ho neanche la pazienza
che sc
hiude il dolore dagli occhi

mi sento
creato di buio

Poesia
che non trafigge il candore
delle fibre
non fluisce
non sporca
non si lascia cadere

non crede di vivere

non oltrepassa la finestra

Affiora
s'aggira
scruta

spreca

e s'allontana

 

 
  L'istà / L'estate
 

L'istà, la m'è drè mulà .

Cun li man sliszidi ad pieuvar fèn
la sa slonga cun al ciarur
ca sa sluntana in fond ai portagh


imbaghida, smorta
dentr'an dop-meszdè dasfià ad culur
e fat par dasmangar.

Cun laria cla fa sbrufar apèna
laqua fresca gnuda szò in dli poci
el saur, miscià dli foi
cun al geust dla teera slavasada
cme narsor
li fnestri, ardansadi cme narvivar
ca stranfogna i oc apèna.

Li vusz lugadi prest addrè di mur
lis fà peù dulsi
par mia chel scur dli piasi
lansmèta a pianszar
cmen saleut ad roesi

urmai stusziadi in dal prufeum.

   

 

 


 

 

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